Un impegno quotidiano, dai vertici agli uffici, per intercettare le esigenze della categoria e supportare i camici bianchi, travolti e falcidiati dalla pandemia, ma obbligati a restare in prima linea a combattere contro la più grande emergenza planetaria dal dopoguerra.
È quello a cui è stata chiamata nel 2020 la struttura dell’Enpam, che senza far mancare il suo appoggio, dalle retrovie ha contributo con le iniziative messe in campo per arginare l’impatto del Coronavirus, dando sostegno ai suoi iscritti impegnati al fronte.
PANDEMIA, GOBBA E WELFARE
I drammatici scenari aperti dalla pandemia hanno costretto anche la Fondazione a uno sforzo extra per assecondare le necessità di medici e odontoiatri, complicato dalla necessità di riorganizzare il lavoro in modalità smart-working e dalla fluidità normativa.
Le interazioni con gli iscritti hanno registrato aumenti percentuali a doppia cifra.
Qualche dato: tra aprile e novembre, a cavallo tra la prima ondata e l’arrivo della seconda, gli uffici della hanno dato risposta a 140mila mail inviate dagli iscritti, contro le 65mila arrivate nell’intero anno precedente. Mentre il Sat si è trovato a gestire giornate frenetiche con picchi di 13mila telefonate.
Le nuove attività si sono aggiunte a dei carichi di lavoro già molto aumentati per due motivi.
Il primo di natura demografica. Da qualche anno, sull’intera attività lavorativa dell’Enpam si sono cominciati a far sentire gli effetti dell’arrivo della cosiddetta gobba previdenziale.
“C’è stato un notevole incremento dell’attività pensionistica – racconta Vittorio Pulci, direttore dell’area Previdenza e vicedirettore generale della Fondazione – che è quella che poi incide maggiormente sui carichi lavorativi del servizio Prestazioni”.
Il trend proseguirà fino al 2025/2026 quando la crescita imponente delle posizioni previdenziali si assesterà.
“Tutto previsto – rassicura Pulci – quindi non preoccupante da un punto di vista attuariale, perché è già stato scontato nelle ipotesi che abbiamo a suo tempo fatto nel bilancio tecnico e che stiamo rispettando”.
Intanto però, negli ultimi due anni i pensionati ordinari sono cresciuti al ritmo di 10mila l’anno, più del doppio rispetto a cinque anni fa.
Il secondo motivo invece è da cercare nelle tante novità regolamentari e prestazioni introdotte negli ultimi anni dalla Fondazione con l’obiettivo di aumentare l’offerta di welfare e di servizi a disposizione.
UN ANNO DI EXTRA-LAVORO
Torniamo allo scorso anno e alle misure anti-Covid.
Per prima cosa l’Enpam è intervenuta due volte, a marzo e settembre, per sospendere gli adempimenti e rinviare i termini per i versamenti dei contributi previdenziali. Insieme ai versamenti, sono stati congelati i pagamenti delle sanzioni e le rate dei mutui, prorogati i versamenti per riscatti e ricongiunzioni.
In più sono state adottate nuove misure con l’obiettivo, insieme a quelle già esistenti, di sostenere la capacità reddituale degli iscritti.
Le principali sono state l’indennità di quarantena per i convenzionati e i bonus Enpam ed Enpam+.
Alle misure deliberate dal Cda, c’è da aggiungere l’indennizzo statale (reddito di ultima istanza) che ha comportato per Enpam la gestione di 124mila domande di accesso e l’esborso anticipato di quasi 92 milioni di euro. Fondi per i quali si attende ancora un rimborso di 4,2 milioni di euro.
Le nuove prestazioni hanno quindi implicato una grossa mole di lavoro collegata alla necessità di attivare dei servizi online per recepire le istanze degli iscritti, che hanno messo sotto pressione i sistemi informativi.
“Uscivano i decreti e in una settimana, o comunque pochi giorni, noi dovevamo essere operativi – ricorda il vicedirettore – . Un risultato raggiunto grazie alle professionalità interne alla Fondazione, che hanno dimostrato grande flessibilità e competenza”.
A queste vanno inoltre aggiunte, sempre nell’ambito delle misure legate al Covid, l’introduzione di un’indennità straordinaria per gli iscritti affetti da immunodepressione, la maggiorazione delle pensioni per i familiari dei caduti e, da ultimo, l’indennità straordinaria per i contagiati e quella per le spese funerarie.
NON SOLO COVID
Tra le altre attività avviate o andate a regime l’anno scorso possiamo ricordare l’inabilità temporanea per i liberi professionisti, l’indennità in capitale per la Quota B, il contributo delle società odontoiatriche censite e l’anticipo della prestazione previdenziale (App) per gli specialisti ambulatoriali.
Negli anni scorsi c’erano state il lancio della gara per la tutela dei primi 30 giorni di malattia della medicina generale, l’apertura all’iscrizione degli studenti universitari, il nuovo regolamento sulla genitorialità con il bonus bebè e la tutela della gravidanza a rischio, e la gestione delle pensioni in cumulo.
“C’è stato uno sforzo importante – spiega Pulci – fatto nel tentativo di dare risposte alle esigenze della categoria, traducendole in norme che avessero l’alta probabilità di esser approvate dai ministeri vigilanti. Bisogna rappresentare le esigenze, indicare le motivazioni che stanno alla base delle proposte, le fonti di finanziamento e dimostrare, calcoli attuariali alla mano, che la Fondazione ha un patrimonio abbastanza solido da potersi permettere, ad esempio, di spendere 176 milioni di euro per il solo Bonus Enpam”.
Novità che hanno implicato valutazioni e modifiche regolamentari che sono state portate all’attenzione degli organi collegiali dell’Enpam e poi dei ministeri vigilanti e che, una volta approvate tempestivamente, hanno determinato la necessità di adeguare le procedure per la loro gestione, dalla modulistica alle procedure informatiche. Ma gli esempi non mancano.
“L’inabilità per la Quota B, per citarne una, comincia a essere un’attività importante per la Fondazione che prima non esisteva. Sostanzialmente – conclude il vicedirettore generale – noi abbiamo assorbito una mole molto importante di pratiche da gestire senza aumentare le risorse a disposizione”.
Marco Fantini