Gentile Presidente, mi sembra doveroso dare una risposta al collega Masi e che, spero, abbia qui il diritto di replica. In un momento così critico, per non dire drammatico, trovo profondamente ingiusto sollevare giudizi morali così severi e così offensivi; e fa ancora più male perché partono proprio da un medico.
Probabilmente, il collega Masi, al quale auguriamo le migliori fortune, sicuramente, e anche con merito, gode di una situazione economica quanto meno serena. È bene però ricordargli, che sono molti i colleghi che per varie vicissitudini, si trovano ad affrontare con enorme difficoltà la grave contingenza attuale.
Alcuni hanno avuto o hanno serissimi e difficili problemi di salute, personali e dei loro congiunti; molti hanno avuto danni da eventi naturali o da riflessi della grave crisi economica che data ormai dal 2008.
Non pochi sono quelli che continuano a esercitare la libera professione in un regime pensionistico, che comunque onorano con il pagamento della Quota B. E molti hanno svolto o svolgono prevalentemente o, unicamente, la libera professione. Spesso hanno anche il dovere morale di provvedere allo stipendio di persone che collaborano a vario titolo.
Questo nostro meraviglioso lavoro si svolge, per gran parte, con il contatto diretto col paziente. E da questo punto di vista, sarà molto, ma molto difficile che vi sia un ritorno, in tempi accettabili, a condizioni di garanzia.
E allora, se l’Enpam con grande intelligenza e generosità ha intercettato queste istanze, e noi riconosciamo il grande sforzo che sta effettuando, perché sollevare una questione assolutamente priva di senso.
Certo, viste le presunte disponibilità del collega Masi, sarebbe forse interessante che (per un breve periodo, per carità), l’Enpam, con una patrimoniale interna, disponga che i colleghi con redditi e pensioni sostanziose, possano corroborare economicamente quei medici con pensioni più ridotte, se non francamente al di sotto della soglia minima.
Infine, un’ultima annotazione. Il rimando alla corsa dei “colleghi “al buffet, oltre ad avere scarsa o nulla attinenza con l’argomento, è estremamente grave e pericoloso, in quanto ingenera nell’opinione pubblica uno stereotipo, negativo, distorto e datato della figura del medico.
Io non so quali medici frequenti e abbia visto il dottor Guido Masi, io ho conosciuto e conosco colleghi (anche miei amici carissimi) che sono morti o che sono lì sul campo per difendere la nostra salute, e senza alcun buffet, sono andati a sacrificarsi senza nemmeno una mascherina!
Pierluigi Gargiulo