Caro Oliveti,
mi complimento sinceramente con l’Enpam e in particolare con lei. Non mi sarei certo aspettato, neppure nella migliore fantasia, che, in un momento così tragico della vita di ognuno, dove non solo l’attività professionale, ma addirittura la vita, veniva messa giornalmente in pericolo, arrivasse una mano concreta d’aiuto. E senza il bisogno di chiederla. Di ricevere un tangibile segno di riconoscimento e di apprezzamento per il lavoro svolto in queste condizioni, simili a quelle di una subdola e invisibile guerra contro un subdolo e invisibile nemico.
Ho sentito doveroso spendere queste parole di apprezzamento verso l’Ente e il suo presidente proprio perché, quando da più parti, e in particolare dalla politica e dalle Istituzioni, giungevano parole altisonanti e promesse irrealizzabili, in men che non si dica si è presa una decisione coerente, tangibile e controcorrente: passare dalle parole, poche, ai fatti! Con la semplicità di un click e senza badare al reddito di ogni singolo medico. Questo l’ho apprezzato particolarmente come un gesto straordinario di compattezza, di solidarietà, di conforto per chi si batteva comunque, secondo le possibilità di ciascuno, per il bene del prossimo.
Al di là dell’aspetto economico, il gesto rimarrà impresso nella memoria, fra quelli che ricorderò con più piacere nel mio futuro: medici che si battevano per altri medici. Laddove il governo, da parte sua, trattenendo alla fonte il 20% sull’importo erogato, dimostrava che, quando si vuole, si può agire con celerità e destrezza, approfittando di una situazione per sottrarre ciò che si sarebbe dovuto aggiungere.
In particolare mi sia permesso di dire che apprezzo particolarmente il fatto di pubblicare sul giornale dell’Enpam anche lettere ‘scottanti’ e critiche aperte al suo operato da parte dei colleghi, opinioni che potrebbero tranquillamente essere omesse, e in particolare apprezzo le parole del dottor Oliveti, dai modi garbati e dalle risposte equilibrate anche quando affronta i temi più spinosi, attraverso le rubriche del giornale dell’Enpam, parole e modi che dovrebbero essere prese da esempio, non solo dalla mia, che ormai ha fatto il suo tempo, ma anche dalla generazione dei giovani medici.
Grazie ancora e i sensi della mia profonda stima.
Roberto Pagnanelli