L’attività fisica deve fare parte di un corretto stile di vita anche al tempo del Coronavirus, servono però regole più restrittive che siano comprese da chi la pratica e da chi la controlla.
In uno studio pubblicato sulla rivista ‘Recenti progressi in medicina’ Gian Paolo Ganzit, direttore della Ricerca dell’Istituto medicina dello sport di Torino, e il vicepresidente dell’Ordine piemontese, Guido Regis, rilanciano la necessità di adottare modelli capaci di rendere rapida e sicura la ripresa delle attività motorie e sportive.
Gli autori mettono in guardia dai rischi di un prolungato stop, sia per il singolo che per l’intero sistema sanitario, basandosi su studi che hanno preso in esame periodi interessati dalle epidemie di Sars, Ebola e Mers.
“Non bisogna limitare lo sport – ha detto Regis – ma spiegare le giuste regole per farlo. Ci vuole una formazione e un’informazione adeguata. Il buon senso deve essere supportato da indicazioni di tipo scientifico”.
Per gli autori è necessario costruire modelli e regole chiare, diffonderle e spiegarle con la stessa ripetitività e attenzione alla popolazione – ma soprattutto alle federazioni sportive, agli enti di promozione, alle discipline associate e alle loro società – contando sul loro senso di responsabilità nel metterle in atto e farle rispettare.
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