
Il dottor Paolo Marandola con Nelson Mandela, all’epoca presidente del Sudafrica
Una vita da romanzo tra “mal d’Africa”, missioni umanitarie, la corte del dittatore Amin e l’uomo che ha sconfitto l’apartheid come paziente. E alla fine, nel continente che chiamava “casa mia”, se n’è andato, ucciso il primo agosto da quel virus che aveva iniziato a studiare all’età di 82 anni.
A decidere l’ultimo capitolo della vita dell’urologo Paolo Marandola è stata una polmonite da Covid, che aveva contratto in Zambia. I funerali si sono svolti nei giorni scorsi a Cocuruzzo, frazione di Rocca D’Evandro, in provincia di Caserta, paese natale del medico.
DOTTORE PER SALVARE LA MADRE
Orfano del padre, Marandola inizia a studiare medicina col proposito di curare la madre cardiopatica e si laurea a Pavia nel ’63, dove poi si specializza (anni dopo diventerà docente universitario e primario del San Matteo). La sua formazione prosegue a Londra, Boston e Montreal, dove collabora con la squadra esperta di trapianto del rene del premio Nobel Joseph E. Murray.
IN AFRICA TRA DITTATORI E LIBERATORI
Con le valigie già pronte per trasferirsi in Canada, Marandola fa una scelta di cuore e preferisce fare rotta per l’Africa. In Uganda lavorava per liberare il paese dalle malattie sessualmente trasmissibili e intraprende un controverso rapporto con Idi Amin Dada, il sanguinario dittatore ugandese di cui diventerà medico personale. Quando i rapporti con il leader si deteriorano, ripara nello Zimbabwe, che all’epoca dava asilo i membri dell’Africa National Congress, spendendosi per curare quelli che portavano le ferite dovute alle violenze subite in carcere. Una volta che Nelson Mandela diventerà presidente del Sudafrica vorrà conoscere quel coraggioso medico italiano, al quale per un periodo affiderà la sua salute.
Dopo tanto girovagare l’approdo stabile diventa lo Zambia, dove il medico pavese era consulente del ministero della Sanità e aveva da poco intrapreso uno studio sul Covid, in collaborazione con l’ospedale Sacco di Milano.
VITA AVVENTUROSA CHE DIVENTA UN LIBRO
I figli Ivan e Candy ricordano le qualità professionali e umane del padre, la cui vita verrà raccontata in un libro. Un’autobiografia che il medico – contestato e controverso – che ha dedicato anni alla cura degli indigenti, dei profughi, dei malati di Ebola e di Hiv, ha scritto negli ultimi anni di vita.
Antioco Fois