Come un filo dorato, unisce vocazione alla medicina e tradizione.
L’olio, uno dei simboli della terra e della cultura mediterranea, è diventato per molti camici bianchi la trama che tiene insieme vita professionale e passione per la campagna, cultura del territorio e tutela della salute.
Per chi ha accostato il lavoro d’ambulatorio all’attività di olivicoltore, l’extravergine non è solo un alimento salutare, ma un prodotto carico di proprietà e significati che ne fanno l’elemento irrinunciabile di chi sceglie uno stile di vita sano.
Tra loro c’è chi alterna la professione sanitaria alla cura degli oliveti e chi invece ha fatto della produzione olearia la propria attività principale.
SCIENZA DEL BENESSERE
Cinzia Chiarion ha tradotto il mondo dell’extravergine in materia scientifica.
Specialista in medicina interna, originaria di Rovigo e laureata a Siena, il medico 53 enne è titolare della tenuta Poggiotondo, azienda agricola nata intorno al 1850 a Subbiano, in provincia di Arezzo, dove nei 54 ettari produce olio e vino assieme al marito avvocato.
Oltre alla produzione da 800 piante, a distinguere l’attività del camice bianco-olivicoltrice sono i contenuti del sito olioesalute.it, “nato assieme ad un team i medici e dalla voglia di spiegare le proprietà benefiche dell’olio” racconta Chiarion.
Chiarion parla dell’extravergine come “una miniera, che ancora sottovalutiamo, fatta di circa 300 sostanze, capaci ad esempio di ridurre il rischio cardiovascolare e contribuire alla prevenzione delle malattie neurodegenerative”.
Il sito si avvale di un board scientifico di medici, formato da Riccardo Mansani (endocrinologo), Massimo Marchi (psichiatra), Fabio Scrobe (ortopedico), Vincenzo De Giorgi (dermatologo), Michelangelo De Faveri Tron (ortopedico e geriatra), Massimo Strano (pediatra), Ruggero Marrucelli (cardiologo).
Uno spazio web “fatto da medici, dove non si vende niente ma si parla di medicina”, precisa la professionista promotrice dell’iniziativa.
RITORNO ALLE ORIGINI
Per Massimo Mosconi il binomio medicina-olio rappresenta la sintesi delle proprie origini. “Mio padre era medico condotto e pediatra, figlio di contadini”, racconta.
Il 57enne otorinolaringoiatra – racconta – ha scelto la libera professione, decidendo di tornare a vivere a Serrungarina, in provincia di Pesaro Urbino, “per dedicarmi alle mie passioni, nella speranza che diventino il mio futuro”.
Dopo la laurea a Bologna, la specializzazione a Ferrara e 30 anni di professione “ho preso in mano l’azienda con la voglia di rimettermi in gioco. Sono cresciuto in campagna e ho scelto l’olio – precisa Mosconi – perché è un prodotto affascinante, un alimento fondamentale anche sul piano della salute”.
Nelle tenute del medico-olivicoltore si contano “5 mila piante, che rendono una media di 7 mila litri d’olio ad annata”.
La produzione dei terreni, racchiusa nel progetto ‘Emozioneolio’, è orientata soprattutto all’esportazione, dal Giappone agli Stati Uniti.
“Penso che oggi – commenta il camice bianco – le persone abbiano perso il legame con proprio corpo e con la terra. Una connessione che si può riparare, anche attraverso una dieta sana e la riscoperta dei sapori della tradizione”.
CURA ‘EXTRA MOENIA’
L’azienda di Antonio Maria Sanna “è nata quasi gioco e ha risvegliato in me tutto l’amore per la campagna”, spiega il pediatra 67 enne specializzato in neuropsichiatria infantile.
Ormai 20 anni fa, Sanna ha risposto al richiamo della terra trasferendosi da Oristano a Samugheo, nel cuore della provincia sarda.
La cantina ‘Valle di Accoro’ nasce nel 2001, contornata da terreni che producono soprattutto vino, dal Vermentino, al Nasco di Cagliari fino al Mandrolisai.
Le 360 piante di olivo, invece, danno vita ad una produzione destinata all’uso domestico.
“Andare in campagna – racconta Sanna – è la mia ossigenazione extra moenia. Il contatto con la natura è un ristoro dell’animo impareggiabile, che permette di scaricare tutte le tensioni accumulate in una professione sempre più gravosa come la nostra”.
PICCOLE GRANDI PASSIONI
La responsabilità di mantenere viva la tradizione di famiglia si è trasformata in passione per Andrea Marlon Sotgiu, odontoiatra 47 enne di Alghero, diventato olivicoltore e vignaiolo dopo avere preso in carico i terreni lasciati in eredità dal padre.
“Ero l’unico che poteva prendersene cura e ho incominciato con un piccolo bagaglio di nozioni, che ho dovuto consolidare con lo studio della materia”, dice il camice bianco laureato a Sassari e specializzato a Torino in Chirurgia odontostomatologica.
La sua è una piccola produzione estratta da circa 200 piante di ‘bosana’, una varietà di oliva locale, divise tra i terreni di ‘Piscina Garrone’ e ‘Punta Negra’, davanti al mare della cittadina catalana.
EREDITÀ DI FAMIGLIA
Si definisce un medico mancato Antonello Garra, 31 enne responsabile dell’azienda di famiglia a Pineto, nel teramano.
“Ho scelto Giurisprudenza e proseguito con un master in bandi europei, dopo aver mancato l’ammissione al test di medicina per 0,25 punti” dice l’imprenditore che proviene da una famiglia di camici bianchi.
“Abbiamo ereditato l’azienda da mio nonno Nello, ginecologo laureato a Bologna, che nei primi anni ’70 aveva acquistato il terreno, iniziando a piantare 2 mila piante di olivo”.
Un’attività proseguita dal padre Sante Nicola, 66 enne anch’egli camice bianco, laureato a l’Aquila e specializzato in emergenza urgenza, in servizio al 118 dell’ospedale di Camerino come dirigente medico.
L’azienda, presa in mano dal rappresentante più giovane nel 2016, rende oggi circa 4.700 litri di olio a stagione.
Af
data pubblicazione : 28/01/2020