
(Foto: ©facebook.com/DocNelleTueMani – Rai Fiction – Lux Vide)
Da più di sette anni il dottor Pierdante Piccioni ha iniziato una nuova vita. Dal 31 marzo 2012, quando un incidente d’auto ha cancellato tutti i suoi ricordi, sbalzandolo all’indietro di dodici anni e riportandolo al 25 ottobre del 2001.
Troppo assurda anche per un film di Lynch, la storia dello pneumologo di Cremona ha ispirato la serie televisiva di successo ‘Doc, nelle tue mani’, andata in onda su Rai1, con Luca Argentero che veste il camice nei panni di Andrea Fanti, l’alter ego cinematografico di Piccioni.
Una vicenda che da una parte ha cancellato dodici anni di vita, ma allo stesso tempo ha donato una nuova vita al camice bianco, diventato “sceneggiatore, scrittore, ma soprattutto un medico e una persona migliore”, racconta al Giornale della previdenza.
LO SCHIANTO E IL BUIO
A quell’indicente stradale sono seguiti l’incubo e la rinascita.
“Al risveglio ero convinto che fossimo nel 2001”, dice il medico laureato e specializzato a Pavia.
Quando Piccioni ha aperto gli occhi ha visto Filippo e Tommaso, i figli adolescenti che pensava ancora bambini, e la moglie Maria Assunta con dodici anni in più sul volto rispetto a quanto lui riuscisse a ricordare.
Lui stesso aveva di sé l’immagine di un quarantenne, completamente diversa da quella che gli restituiva lo specchio.
Anche gli avvenimenti storici degli ultimi anni erano fuggiti dal recinto della memoria: dagli ultimi governi, al mondiale di calcio vinto dall’Italia, ma soprattutto l’insieme delle conoscenze mediche acquisito nell’ultima dozzina di anni.
Uno choc indescrivibile per l’allora primario del pronto soccorso di Lodi.
La risalita è iniziata, un gradino per volta, grazie alle cure mediche e alla psicoterapia, col supporto delle persone care e con un intenso programma di studio per recuperare quella voragine di conoscenza professionale che si era aperta nei suoi ricordi.
Nel secondo tempo della sua esistenza, lo pneumologo si è scoperto forte di una rinnovata empatia. “Forse anche il vecchio ‘Pier’ l’aveva – dice Piccioni – ma certamente non la utilizzava. Per risvegliarla è stato determinante quello che chiamo un master in ‘pazientologia’, che ho fatto svestendo il camice e diventando il soggetto da curare”.
IL PRINCIPE EMPATICO
“Quando ero primario a Lodi – continua il vero Doc – mi chiamavano il ‘principe bastardo’. Competente nella professione, ma algido e spietato con me stesso e con gli altri”.
Le cose sono cambiate e Piccioni adesso lavora al dipartimento socio sanitario dell’Asst di Lodi dove si occupa di integrazione ospedale-territorio, disabilità e cronicità.
“Adesso i pazienti mi amano – commenta il medico – mi sono innamorato nuovamente di mia moglie. I miei figli scherzano dicendo ‘a saperlo te l’avremmo data prima quella botta in testa’”.
Piccioni è costretto a smentire Borges, che diceva “noi siamo i nostri ricordi”, e precisa: “Io non sono nemmeno il mio referto medico, perché le Pet e le risonanze documentano lesioni, ma con l’allenamento il mio cervello ha recuperato. Sono un ‘prefrontale’ anomalo”.
Così commenta il clinico, che non ci sta a essere ricordato come “lo smemorato di Codogno”.
DALL’INCUBO AL SOGNO
L’amnesia, da problema è stata tradotta in risorsa.
“Sono diventato sceneggiatore per la parte medica di ‘Doc’ e collaborerò anche alla seconda stagione, mentre Mondadori mi ha appena rinnovato il contratto per altri libri” spiega il medico, che in tandem col giornalista Pierangelo Sapegno ha già confezionato diversi volumi.
L’ultimo, “Colpevole di amnesia”, ripropone su carta il suo incubo ricorrente di venire accusato di un delitto, avvenuto in un periodo che non può ricordare a causa dell’amnesia.
“Sogno spesso – confessa il medico – di avere commesso un reato di cui non posso avere memoria e di dover dipendere dai ricordi e dall’indulgenza degli altri”.
Un sogno alla Hitchcock, dove il protagonista è vittima innocente di una caccia all’uomo. E dal maestro del brivido Piccioni ha ripreso la tradizione scaramantica, diventata gag, di apparire in un cameo delle sue pellicole.
Nella serie ‘Doc’ ha impersonato il paziente che cede la stanza di ospedale per il ricovero di Luca Argentero, l’interprete del personaggio a lui ispirato. Un gioco di specchi che, ci anticipa il camice bianco, nella seconda stagione dovrebbe ripetersi con un’altra apparizione fugace sullo schermo.
La storia di Piccioni ha fatto il giro del mondo, così come la serie televisiva ‘Doc’ è diventata di interesse internazionale, consacrando anche l’apporto del Piccioni-sceneggiatore.
In una vicenda onirica, ricca di simboli e presagi, il secondo nome di Pierdante Piccioni, Oscar, assume il valore di un beneaugurante auspicio cinematografico.
Antioco Fois
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The Real DOC – Intervista a Pierdante Piccioni (Pt.1)
DOC – Nelle Tue Mani – Backstage, Da una storia vera