Fare il pendolare a cinquemila chilometri di distanza. È la missione di un medico italiano, responsabile clinico dell’ospedale pediatrico di Emergency a Entebbe, nell’Africa centro-orientale.
“Mi sposto da Ferrara all’Uganda, ma come medico sono impegnato da anni in missioni mediche all’estero”, racconta al Giornale della Previdenza, Andrea Franchella.
Il chirurgo pediatrico, laureato a Ferrara e specializzato tra l’università emiliana e la Statale di Milano, è stato docente universitario di chirurgia pediatrica a Ferrara e primario all’Arcispedale Sant’Anna.
Adesso che ha raggiunto il traguardo della pensione si è dedicato alle missioni mediche e lavora dallo scorso aprile come responsabile del dipartimento chirurgico dell’ospedale pediatrico realizzato a 40 chilometri dalla capitale Kampala, sulla sponda nord del Lago Vittoria.
Un centro chirurgico creato dall’organizzazione di Gino Strada, in collaborazione con il governo ugandese e progettato dall’archistar Renzo Piano.
“È un ospedale importante, dedicato esclusivamente alla chirurgia pediatrica, con più di 70 letti di degenza ordinaria, 6 posti di terapia intensiva, 12 posti di terapia subintensiva e 3 sale operatorie”, spiega il camice bianco veterano delle missioni all’estero.
QUEL PONTE DA FERRARA
Negli anni a Ferrara si è costituito un gruppo di medici pronti a mettere il camice in valigia e partire per Africa, Centro America e Asia. “Siamo stati anche responsabili dell’attività di cooperazione internazionale per le società di chirurgia pediatrica”, precisa Franchella, che è attivo nell’associazione “Chirurgo e bambino”, nata dal gruppo di chirurgia pediatrica della cittadina emiliana.
È in questo contesto che il medico reclutato da Emergency ha conosciuto e attivato un’intensa collaborazione con Dionisio Cumbà, chirurgo pediatrico che ha studiato in Italia per poi diventare il ministro della sanità della Guinea Bissau (il nostro giornale ha raccontato qua la sua “vita da medico”).
ARRUOLAMENTO APERTO
Il chirurgo pediatrico di Ferrara, attraverso le missioni all’estero è riuscito a conciliare il piacere di viaggiare con la passione per la professione medica.
Quest’ultima l’ha ereditata dal padre, chirurgo generale, e poi tramandata al figlio Sebastiano, diventato otorinolaringoiatra. “Lavorare per dare la possibilità di cure adeguate ai bambini dei Paesi poveri – assicura Franchella – permettere di riceve molto di più di quello che si dà”.
L’appello del camice bianco è ai medici che vogliono fare un’esperienza professionale all’estero e mettere a disposizione le loro competenze: “Nelle missioni abbiamo costantemente bisogno di chirurghi pediatrici, anestesisti e pediatri. I nostri medici – conclude Franchella – sono impegnati per prestazioni cliniche sul posto, ma soprattutto per la formazione del personale locale, perché ci siamo sempre posti nella prospettiva che insegnare a fare un intervento è il contributo più grande che possiamo dare”.
Af