
(Foto: ©GettyImages/marchmeena29)
A sentirla così la parola “riscatto” non promette nulla di buono, nella lingua della previdenza invece è sinonimo di investimento per il futuro. Riscattare significa infatti mettere a frutto dei periodi della vita che non avevano valore a livello previdenziale.
COSA CI GUADAGNO?
Il primo vantaggio del riscatto è quello di aumentare l’anzianità contributiva per chi vuole andare in pensione anticipata, accorciando di fatto il percorso verso la pensione. Il secondo non meno importante è legato all’assegno di pensione che aumenterà in modo proporzionale a quanto verrà versato.
Altro aspetto molto vantaggioso di questa operazione è la totale deducibilità dal reddito imponibile – senza limiti né franchigie – dei contributi versati. Un investimento quindi che fa diminuire le tasse.
I contributi da riscatto servono infine a coprire quei “buchi” contributivi come il servizio militare o civile non utilizzabili a livello pensionistico.
COSA SI PUÒ RISCATTARE
La funzione del riscatto è in linea di massima di “coprire” dei periodi in cui non si è lavorato. Non è possibile quindi riscattare un periodo già coperto da contribuzione previdenziale, a meno che l’iscritto non abbia scelto di farsi restituire i contributi versati all’Enpam.
Detto questo, si possono riscattare gli anni di studio universitario, quindi la laurea in medicina e odontoiatria, la scuola di specializzazione e il corso di formazione in Medicina generale. Di questi periodi gli anni fuori corso non possono essere inclusi e verranno considerati gli anni standard necessari al conseguimento del titolo. Come detto sopra, anche il servizio militare o civile rientra nei periodi riscattabili. La lista completa dei periodi riscattabili si trova qui.
Una scelta possibile è anche quella di riscattare un periodo intero, per esempio i sei anni di laurea in medicina o odontoiatria, oppure una parte. Sta all’iscritto fare una valutazione in termini di costi-benefici dell’operazione.
QUANTO COSTA
Il costo del riscatto varia ovviamente in base agli anni che si scelgono di coprire e al reddito dell’iscritto che fa domanda. Più in particolare, il costo del riscatto si ottiene moltiplicando l’incremento pensionistico, determinato dal riscatto stesso, per il coefficiente di capitalizzazione che varia in base al sesso, all’età e all’anzianità contributiva.
Per i medici dipendenti è anche possibile chiedere il riscatto all’Inps, che recentemente ha introdotto anche una forma di riscatto agevolato. Sull’argomento c’è anche un approfondimento che si può leggere qui.
COME FARE DOMANDA
La domanda, che non è vincolante, si fa direttamente dall’area riservata o con il modulo. Una volta ricevuta la proposta da parte della Fondazione, si potrà valutare la convenienza dell’operazione e il modo più congeniale di pagamento (in un’unica soluzione o in rate semestrali).
Tutte le informazioni si trovano qui.
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