
Il Dottor Plazzi (seduto in primo piano) a bordo del Moro di Venezia con Gardini e Cayard
Ci è voluta l’impresa attesa da 21 anni per non far dormire un esperto di Medicina del sonno. Di notte, Giuseppe Plazzi, neurologo e velista, sogna l’America’s Cup.
A occhi aperti e ben incollati allo schermo, il direttore del Centro narcolessia e disturbi del sonno dell’Istituto di scienze neurologiche di Bologna in questi giorni segue l’avventura di Luna Rossa nelle acque di Auckland, trasmessa alle 4 del mattino, ora italiana.
L’imbarcazione infatti sfida New Zealand, la detentrice del titolo, per il più importante trofeo di vela. Luna Rossa aveva già provato a conquistare l’America’s Cup nel 2000 senza successo.
Questa volta il team può contare anche sul figlio di Plazzi, Jacopo.
“A lui ho solo trasmesso la mia passione per la vela e dato i consigli che può dare un padre”, commenta al Giornale della previdenza il medico 61enne, originario di Ravenna.
Nella sua carriera di velista, Giuseppe Plazzi ha conquistato cinque titoli italiani, tre campionati del mondo, una Admiral’s Cup e la partecipazione alla Coppa America del 1987, in Australia col team di ‘Italia’.
Una passione che l’ha portato a frequentare l’ambiente velistico ai massimi livelli, a bordo del ‘Moro’ con Raul Gardini, ma sulla quale ha prevalso l’impegno in camice.
“Fino ai 26 anni facevo il velista, ma già mentre studiavo Medicina mi sono appassionato profondamente al lavoro di medico”, racconta il camice bianco, che adesso è professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Università di Modena e Reggio Emilia.
“Una spinta importate – continua il neurologo – mi è arrivata dall’esempio di mio padre, Luigi. Un dottore vecchio stile, medico condotto a Godo e Piangipane, che apriva l’ambulatorio alle quattro e mezza del mattino”.
NELLE PROFONDITÀ DEL SONNO
Dopo laurea e specializzazione a Bologna, con i professori Carlo Alberto Tassinari ed Elio Lugaresi – quest’ultimo “uno dei veri pionieri della medicina del sonno” – l’interesse professionale ha portato il medico-velista a scandagliare le profondità del sonno.
“Quando ho iniziato a frequentare la Clinica neurologica dell’Università di Bologna – racconta il camice bianco – si iniziava a scoprire quello che succede nel sonno. Sono stato più volte all’estero, visiting professor a Stanford. Da allora faccio il neurologo a 360 gradi e mi occupo di ricerca clinica”.
Tra gli interessi particolari di studio, quello per la narcolessia. “A Bologna abbiamo creato uno dei centri più importanti per la cura di questa malattia e un network italiano molto forte”, aggiunge Plazzi, che è anche presidente dell’Associazione italiana di medicina del sonno (Aims), vicepresidente dell’Eu-narcolepsy network, board member dell’European sleep research society (Esrs) e co-chair del panel sulle malattie neurologiche rare dell’European academy of neurology (Ean).
Dall’esplorazione quell’universo sommerso “dove trascorriamo un terzo della nostra vita”, è emerso un terreno di rilievo multidisciplinare “che può interessare diverse branche della scienza medica”.
“Ovviamente il sonno – spiega – è un ambito fondamentale. Per la qualità della vita, ma anche per aspetti come il rischio cardiovascolare e le malattie neurodegenerative. Nel sonno, tra l’altro, si rintracciano segni relativi ad alcune malattie internistiche e di interesse pneumologico”.
IL RIPOSO DEL VELISTA
“Degli anni della barca a vela mi resta un bel ricordo e tanti insegnamenti. Ho iniziato con mio fratello Matteo, che poi ha vinto un’edizione dell’America’s Cup e adesso ha il ruolo di responsabile tecnico nell’ambito della competizione”, racconta.
Il velista in camice bianco ultimamente ha portato i propri studi a bordo di Luna Rossa. Con un webinar sul sonno dei velisti tenuto al team dell’imbarcazione che ha poi vinto la Prada cup e si è così conquistata il titolo di sfidante per la fase finale dell’America’s Cup.
A quanto pare, l’equipaggio era particolarmente interessato al ‘power nap’, il pisolino rigenerante, che in una competizione logorante, fatta di tecnica, strategia e velocità di esecuzione, potrebbe rivelarsi tra le risorse vincenti.
Ma per chi rimane a terra, a 12 ore di fuso orario di distanza, non resta che vegliare nel cuore della notte e fare il tifo per gli sfidanti dei Kiwi. Un’impresa capace di togliere il sonno anche a chi ha navigato i mari più lontani.
A. F.