In sella alla sua Bmw Gs corre più veloce di un hub vaccinale. Superando i dubbi dei pazienti no-vax, attraverso critiche e (purtroppo) minacce di chi non vede di buon occhio la sua missione di sensibilizzazione alla campagna anti-Covid.
Marcello Pili, romano di origini sarde, medico di Medicina generale, ha il record personale di 185 fiale somministrate in una sola giornata. Quello stesso giorno ha superato il punto vaccinale di Ostia, dove ha lo studio. In poco più di un mese ha fatto 1.300 iniezioni. “In 300 ultra sessantenni, scettici e frastornati dal bombardamento mediatico sui vaccini, non si sarebbero immunizzati se non avessero parlato con me”, spiega il camice bianco 49enne al Giornale della Previdenza.
CAMICE DI PRIMA LINEA E SECONDA GENERAZIONE
Pili è medico di famiglia per scelta e porta avanti con convinzione il suo “ministero”. Figlio d’arte, ha ereditato la passione dal padre Fernando, medico di famiglia a Ostia dal ’66. Dopo la laurea alla Sapienza e un dottorato in Endocrinologia, diabetologia e andrologia al policlinico Umberto I di Roma, ha deciso di vestire il camice tra le file dell’assistenza primaria.
“Il medico di famiglia è un ruolo fondamentale, un riferimento essenziale per i pazienti. Se ci avessero considerato di più in questa campagna vaccinale saremmo molto più avanti con le immunizzazioni”, commenta il camice bianco, convinto della necessità di riaffermare il ruolo del medico di famiglia, anche per rinsaldare il rapporto di fiducia dottore-paziente.
“VACCINATOR”
E adesso il medico dà il proprio contributo alla campagna vaccinale, somministrando le dosi nel suo studio associato, che condivide con altri sei colleghi, dopo avere raggiunto a casa moltissimi assistiti ultra 80enni e fragili a cavallo della sua moto. Le fiale ritirate la mattina, custodite nel suo bauletto refrigerato durante il tragitto sulle due ruote, hanno già raggiunto “300 pazienti, che ho vaccinato direttamente a domicilio”, spiega il vaccinatore-motociclista. A quasi tutti i suoi 1.600 assistiti è stata già garantita la copertura dal virus.
“Siamo noi medici di Medicina generale – prosegue il camice bianco – a conoscere i nostri pazienti, a potere fare un’anamnesi dettagliata e puntuale per indicare il tipo di vaccino più adatto in base all’età, ai rischi e alle controindicazioni. Mentre spesso, agli hub vaccinali, succede che i pazienti, specie quelli più anziani, dimentichino oppure omettano una parte della loro storia sanitaria. Io li conosco tutti, uno a uno, ho in cura nonni, figli e nipoti. A me non possono nascondere niente e con me posso parlare”.
OBBLIGO? MEGLIO LA FIDUCIA
Proprio sulla fiducia si basa l’opera di sensibilizzazione al vaccino dei pazienti più dubbiosi.
“Si parla ancora – spiega Pili – di istituire un obbligo coercitivo per chi ha rifiutato il vaccino. Secondo me la via migliore sarebbe affidare ai medici di famiglia il compito di parlare ai propri pazienti, per spiegare loro la necessità di vaccinarsi e i vantaggi che comporta. Penso che in questo modo almeno due terzi degli scettici potrebbero essere convinti”.
Dopo diverse interviste sulla stampa nazionale e interventi in tv, il medico di Ostia è diventato il bersaglio delle minacce di chi non approva il suo impegno in favore della campagna vaccinale.
“Sui social mi hanno detto che sono come Mengele, perché starei conducendo esperimenti sui pazienti. Una vera assurdità. Ma c’è anche chi mi ha minacciato direttamente in maniera molto pesante”, spiega Pili, che si è premurato di segnalare i fatti più gravi agli organi competenti.
“Io parlo con i miei assistiti semplicemente per informarli e aiutarli a fare la scelta migliore, ma non costringo nessuno. In ogni modo, alla fine, rimangono anche quelli che non vogliono vaccinarsi. Ma posso dire che sono davvero pochi”, assicura il camice bianco.
Af