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Ho ridato il sorriso a più di duemila bambini, ma un’onorificenza proprio non me l’aspettavo”.
Stefano Morelli lo dice con quella soddisfazione tenuta a bassa quota dalla modestia, tipica di chi risponde ad una vocazione.
Il 42 enne cardio-anestesista pediatrico, che da dodici anni organizza missioni in tutto il mondo per la ong ‘Emergenza sorrisi’, è stato appena nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito dal Presidente della Repubblica per “il prezioso contributo che offre in ambito internazionale, operando gratuitamente bambini affetti da labiopalatoschisi, ustioni e traumi di guerra”.
Lo specialista originario del Viterbese, in servizio al ‘Bambino Gesù’ di Roma, racconta al Giornale della Previdenza di “quell’impulso poco razionale del dare al prossimo” che l’ha indotto a studiare medicina alla Sapienza.
“Mi sento portatore sano di una strana specie di virus”, dice, che riesce a lenire mettendo il camice in valigia per fare rotta verso paesi in via di sviluppo e teatri di guerra.
Dall’Africa al Medio Oriente, dall’Est Europa al Sud Est Asiatico, fino al Centro e Sud America.
“Ho iniziato nel 2008 – spiega il coordinare delle attività anestesiologiche di ‘Emergenza sorrisi’ – e negli ultimi dodici anni ho preso parte a più di 30 missioni dove, oltre ad operare, ci occupiamo di formare il personale locale, spesso carente nelle competenze e nei mezzi a causa dei conflitti che bloccano per anni la crescita professionale”.
“Mi sono trovato a operare nei campi di guerra – continua l’anestesista – con il minimo indispensabile. Nelle zone povere sub sahariane, appoggiandoci a ospedali delle capitali o in strutture gonfiabili. Ho visto di tutto: traumi di guerra, amputazioni, ustioni acute, impianto di protesi”.
La missione del Cavalier Morelli si è spinta fino in Perù, “dove in mezzo alle Ande facevamo il porta a porta per fare lo screening dei bambini da operare. E in Iraq – aggiunge Morelli – dove per quattro mesi consecutivi, nel 2011 in piena guerra, ero l’unico medico italiano in un camion adibito a sala operatoria”.
“Sono contento che per questo riconoscimento abbiano scelto la figura dell’anestesista, che in genere rimane in ombra. Lo dedico – dice con convinzione – a tutti i volontari che in Italia non esitano un attimo al mio invito a partire. Sì, perché c’è un vasto sottobosco di operatori della sanità che si dedicano con passione al prossimo e meritano che questa onorificenza sia anche a loro”.
Antioco Fois
data pubblicazione : 22/01/2020