A casa da soli o con la mascherina indossata, il tempo scorre inesorabilmente lento per camici bianchi in quarantena. Costretti dall’emergenza a lasciare i loro ambulatori e passare tra le mura domestiche giornate che si dividono tra telefonate con i pazienti, tv e lettura.
Da Codogno a Castiglione d’Adda, da a Vò Euganeo fino a Sassari. Si è estesa anche in regioni non ancora raggiunte dal covid19 la mappa dei medici ‘prigionieri’ del coronavirus, finiti nel limbo dell’isolamento fiduciario. Uno stand-by che scatta per chi è venuto a contatto con soggetti a rischio infezione o per aver visitato le zone interessate dall’epidemia.
Il Giornale della Previdenza li ha contattati per riportare i loro racconti, tra preoccupazione, attesa e una dedizione alla professione che continua anche durante la quarantena.
I CAMICI DI VO’
A Vo’ Euganeo sono stati i medici di famiglia a svestire il camice. Con 3.300 pazienti, il comune della provincia di Padova diventato l’epicentro del covid19 in Veneto conta tre medici di medicina generale, tutti finiti in quarantena e sostituiti da tre giovani volontari.
“Sono a casa da solo. Leggo, mi riposo, ma soprattutto passo molto tempo a rispondere alle telefonate dei pazienti per rassicurazioni e consigli medici”, spiega al telefono Carlo Peruzzi, medico di famiglia di Vo’ prossimo alla pensione. Racconta di avere “allontanato la famiglia” dalla sua casa di Este, il camice bianco che aveva tra i propri pazienti Adriano Trevisan, la prima vittima del coronavirus in Italia. “Col quale però – dice – non avevo avuto contatti recenti”.
Continuamente sotto controllo da parte delle autorità sanitarie, il camice bianco affronta l’emergenza con l’arma della calma. “Il test che ho eseguito domenica – continua Peruzzi – ha dato esito negativo e sto bene. Sono tranquillo e continuerò ad esserlo in ogni caso”.
L’isolamento è scattato dopo che il medico ha contattato “il Dipartimento igiene della Usl, che mi ha indicato la quarantena come opportuna”. Due settimane di stop in tutto, per superare il periodo di incubazione di un’eventuale infezione. “Una prassi necessaria – la definisce Peruzzi – quindi non resta che attendere con pazienza e serenità”.
“Un po’ di preoccupazione c’è, ma va combattuta con la corretta informazione”, commenta Roberto De Marco, da 29 anni medico di medicina generale nel piccolo comune diventato zona rossa. “Il tampone ha dato esito negativo, ma per avere un risultato si deve aspettare la fine della quarantena”, aggiunge il 63enne, che racconta di essere in contatto costante con i propri pazienti anche durante l’isolamento volontario.
FEBBRE E PREOCCUPAZIONE
A letto con febbre e raffreddore, da lunedì vive al piano terra della propria casa, separato dal resto della famiglia. Luca Rossetto è il terzo medico di medicina generale di Vo’ che sta osservando la quarantena. “Dopo il risultato negativo del test posso avere contatti con i miei familiari”, racconta al telefono il camice bianco di 62 anni, anche se la mascherina indossata in casa rimane una precauzione necessaria. “Da lunedì sono giornate lunghe, che passo a guardare la tv e stando dietro alle notizie che ricevo di continuo”, spiega il medico che da trent’anni presta servizio nel piccolo centro del padovano.
Anche in assenza di sintomatologia sospetta come la tosse, un filo di preoccupazione rende più complicata l’attesa di tornare alla normalità. “Per come mi sento potrei stare tranquillamente al lavoro, che continuo da casa rispondendo alle tantissime telefonate dei pazienti. Ma sa – chiosa Rossetto – ho ancora questa febbre…”.
In ogni modo, la fine dello stop alla vita sociale è previsto per giovedì della prossima settimana, quando i camici bianchi titolari a Vo’ potranno rientrare nei propri studi, affidati in questi giorni a tre sostituti.
UN PASS PER LA ZONA ROSSA
Per la piccola comunità di Vo’ò la copertura assistenziale non si è interrotta grazie a tre giovani medici volontari, che da lunedì hanno sostituito i colleghi in quarantena.
Mascherina, occhiali, guanti e sovracamice al seguito, Mariateresa Gallea ha un pass speciale che il Prefetto le ha assegnato per attraversare ogni giorno il cordone sanitario che isola la zona rossa. Medico titolare di continuità assistenziale, la 33enne laureata a Padova si è offerta volontaria – assieme a Luca Sostini e Paolo Simonato – per esercitare nell’epicentro del coronavirus.
“Ho risposto all’appello della Fimmg – racconta la dottoressa – attraverso una catena whatsapp e da lunedì sono entrata in servizio a Vò”. Sono giorni complicati e la capacità di adattamento è una qualità essenziale.
“Ho la reperibilità dalle 8 alle 20 anche per il triage telefonico, per indirizzare ai servizi di emergenza eventuali casi sospetti. I pazienti – è il racconto Gallea – non possono uscire da Vo’ e con il pronto soccorso di Schiavonia chiuso dobbiamo gestire anche i quadri acuti”.
In ambulatorio e per le visite domiciliari, invece, è d’obbligo indossare tutte le protezioni necessarie a scongiurare eventuali diffusioni del virus. “Ho dato la mia disponibilità – dice il medico al Giornale della Previdenza – per spirito di servizio e per il senso di comunità nei confronti dei cittadini di Vo’, che in questi giorni necessitano di una figura di riferimento”.
Antioco Fois