È più difficile un assalto all’arma bianca in una finale olimpica o un esame universitario di Medicina? Se l’avversario è un orale di Istologia anche un atleta di statura mondiale può vacillare. “Ma un esame si può sempre ritentare, una finale olimpica non te la fanno ripetere”. Ci scherza sù Daniele Garozzo, schermidore medaglia d’argento a Tokyo nel fioretto e futuro medico. Per lui che si era già “laureato” campione a cinque cerchi nel 2016, con la medaglia d’oro a Rio, il prossimo obiettivo è la laurea in Medicina all’Università Tor Vergata di Roma, in vista per marzo.
UN PASSO DALLA LAUREA
Il piano di studi del fiorettista segna meno quattro. Nei giorni scorsi ha accorciato la distanza che lo separa dal traguardo, “con un 30 e lode in Anestesia. Mentre il prossimo sarà Pediatria”, annuncia al Giornale della previdenza il 29enne catanese, spiegando che “quelli rimasti non sono esami difficili, ma richiedono comunque studio e attenzione”.
In cantiere c’è già una tesi in chirurgia vascolare, che andrà a indagare “un aspetto clinico relativo alle placche ateromasiche che si sviluppano sulle carotidi”. Mentre nel medio periodo il progetto è “diventare un bravo medico – spiega Garozzo – come mio padre Salvatore, angiologo, che mi ha trasmesso la passione per la professione”.
Una passione nata da bambino, “con le videocassette del cartone animato ‘Esplorando il corpo umano’”, maturata negli anni e ora arrivata al bivio della scelta della specializzazione. “Probabilmente proverò a fare anche io Angiologia, ma non escludo che la scelta cadrà su Medicina dello Sport, visto il mio percorso da atleta”, dice ancora il futuro medico e vicecampione olimpico.
ZORRO, L’ORO E IL CAMICE
L’avventura di schermidore per Garozzo inizia a sette anni in una piccola palestra di Acireale: “Ricordo che da bambino, assieme a mio fratello, mi vestivo da Zorro e da D’Artagnan per carnevale. Poi un amico di famiglia ha aperto una palestra, dove tutto è cominciato”.
Un viaggio verso una medaglia olimpica “è veramente lunghissimo” e conciliare lo studio con gli allenamenti in pedana è stata un’ulteriore sfida per il campione di scherma.
“Inizialmente – continua Garozzo – facevo fatica a portare avanti le due attività, soprattutto quando dovevo ancora acquisire un metodo di studio universitario”.
Il primo avversario ostico, come accennato, “è stato Istologia, al primo anno, che ho dovuto ripetere un po’ di volte”. Dalla fatica tra libri e pedana nasce una riflessione: “In italia – commenta il fiorettista – la figura dello studente-atleta quasi non esiste, mentre è consolidata negli Stati Uniti. Io sono riuscito a portare avanti entrambe le attività, con enormi sacrifici e grazie al supporto delle Fiamme Gialle e della mia Università. Ma purtroppo tanti sportivi rinunciano a studiare. Noi atleti olimpici vogliamo essere un esempio nel promuovere l’importanza della formazione personale, ma per chi studia e fa sport ad alto livello nel nostro Paese è necessaria una formula dedicata che ci aiuti a conciliare entrambe le attività”.
Dalle parole dell’atleta olimpico, la ricetta per diventare un campione sembra semplice: “Ci vuole tanta voglia di mettersi in gioco, sacrificio e dare tutto per quell’obiettivo”. E non sembra troppo diversa da quella per diventare medico: “Disciplina, serietà e organizzazione”.
Parola di una medaglia d’oro che parla già da giovane medico.
Antioco Fois