LA GITA IN BARCHETTA di Andrea Vitali
Ecco un’altra, sorprendente, storia scaturita dall’inesauribile vena creativa di Andrea Vitali.
Il paesaggio in cui agiscono i personaggi è quello lacustre di Bellano, ormai tatuato nell’immaginario letterario di milioni di lettori. L’anno è il 1963.
Annibale Carretta, ciabattino, nato “strusciatore di donne”, uno che approfitta della calca per fare la mano morta, nella vita ha rimediato più sganassoni che compensi per le scarpe che ha aggiustato. Ed è finito in miseria, malato e volutamente dimenticato dai più.
Ma non dall’Ornella Luisago, presidentessa della San Vincenzo, che sui due locali di proprietà del Carretta – ora che lui sembra più di là che di qua – ha messo gli occhi. Vorrebbe trasformarli nella sede della sua associazione. Per questo ha brigato per farlo assistere da una giovane associata, Rita Cereda, detta la Scionca, con il chiaro intento di ottenere l’immobile in donazione.
E in parte ci riesce anche, se non fosse che quelle due stanze del Carretta ora a Rita farebbero parecchio comodo.
Le vorrebbe dare alla madre, la vedova Elena Fulgenzi, per il suo laboratorio di sartoria, e alleviarle così il peso della vita grama che fa.
Finale inaspettato e struggente.
Garzanti, Milano, 2021, pp. 272, euro 18,60