
Franco Sarafini
Non è facile che un medico dichiari apertamente di avere un conflitto di interesse tra fede e ragione. Ma Franco Serafini, noto cardiologo bolognese e fortunato autore del libro ‘Un cardiologo visita Gesù’”, è l’eccezione. Avendo coniugato i dettami della Medicina con la Storia, Serafini – come medico e come credente – prende in seria considerazione alcuni fenomeni ritenuti inspiegabili da rigorose indagini scientifiche, che vengono definiti comunemente miracoli.
Come cattolico, il cardiologo non li respinge a priori e, anzi, qui inizia il suo interesse.
ESPERTI A CONFRONTO
La sera del 14 settembre scorso nella Basilica Maria Ausiliatrice di Torino c’era anche il cardiologo tra i relatori di una conferenza dedicata alla Sindone, in uno dei tanti incontri, dibattiti, confronti andati moltiplicandosi da quando nel maggio 1898, l’avvocato Secondo Pia, appassionato di fotografia, trasse dall’antico Telo immagini mirabolanti.
Al tavolo dei relatori, Bruno Barberis, già docente di Fisica Matematica all’Università di Torino – sindonologo tra i più noti – padre Rafael Pascual, direttore del diploma in Studi sindonici attivo da 15 anni all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma e lui, Serafini. Moderatrice d’eccezione, Emanuela Marinelli, autrice di una ventina di libri sulla Sindone, nonché medaglia d’oro al merito della cultura cattolica.
Tralasciamo la dotta presentazione storico-religiosa della scrittrice, quella di taglio biblico di padre Pascual, nonché la panoramica scientifico-interdisciplinare di Barberis, divulgatore con oltre duemila conferenze nel mondo. L’attenzione va invece sull’intervento del cardiologo.
LA COINCIDENZA DEL GRUPPO SANGUIGNO
Serafini non si è attenuto al “solo” Lenzuolo di Torino, alle immagini di Pia che da oltre un secolo aprono la strada al crescendo di esami culminati nel ’78, quando – al termine dell’Ostensione più affollata della storia (3 milioni e mezzo) – decine di scienziati convenuti a Torino da tutto il mondo si chinarono sul Telo per una settimana, giorno e notte, nel tentativo di carpirne i segreti.
Prendendo le mosse dall’individuazione, da parte del professore Pierluigi Baima Bollone, del gruppo AB del sangue sulla Sindone (1982) e sul Sudario di Oviedo (1985), Serafini ha riferito che anche sulla cosiddetta “Tunica di Argenteuil”, come su altri miracoli eucaristici (Lanciano e Tixtla), gli scienziati hanno trovato tracce di sangue dello stesso gruppo, che – per la cronaca – è anche il più raro.
“Chi non crede o non vuole accettare il responso degli scienziati autori delle indagini – dice Serafini – dovrà comunque spiegare l’estrema improbabilità che reliquie ‘miracolose’, distanti migliaia di km, ‘emerse’ in luoghi e in tempi diversi, ma accomunate dallo stesso gruppo sanguigno, siano state sottoposte alle manovre di uno o più falsari”.
Specie, particolare di fondamentale importanza, quando la suddivisione in gruppi sanguigni non era affatto conosciuta.
INDIZI PRECISI E CONCORDANTI
Interrogato sull’eventuale impossibilità della coincidenza e rifacendosi a una frase del suo libro, il cardiologo la definisce “decisamente ingombrante per chi cerca di smontare per partito preso l’autenticità delle reliquie, trascurando del tutto l’argomento statistico. Non basta – sottolinea – che negli ultimi decenni, dinanzi a fenomeni miracolistici, o presunti tali, le autorità religiose abbiano sempre richiesto esami di laboratorio”.
Per quanto ‘gravi, precise e concordanti’ siano le risultanze scientifiche, osserva il cardiologo, “esse non vengono quasi mai accettate da una scienza e una tecnocrazia molto, troppo, sicure di sé. I miracoli cui che la scienza non riesce a spiegare – ribadisce – costituiscono una ‘incursione a gamba tesa, fatta di carne e di sangue, nell’asettico e sacro territorio della Dea Ragione’”.
Il che vuol significare una cosa sola: che malgrado il decorso dei secoli, il conflitto tra fede e ragione non è mai venuto meno e, dall’altro lato, che quel rapporto può anche capovolgersi. Stavolta, infatti, non è la fede a negare la verità del reale, ma è lo stesso Galileo.
Massimo Boccaletti