
(Foto: ©Enpam)
Riscatto, previdenza complementare e sanità integrativa sono tre strade aperte ai professionisti per poter ridurre prima della fine dell’anno il proprio imponibile fiscale 2021 e pagare meno tasse.
ACCONTI AUMENTA-PENSIONE
Investire per aumentare la propria pensione è la strada maestra per ridurre il bacino reddituale su cui si concentrerà il fisco. Per farlo è possibile ricorrere allo strumento del riscatto: le somme versate per questa finalità sono infatti integralmente deducibili dal reddito imponibile.
Il riscatto è uno strumento che consente di far valere ai fini della pensione gli anni di studio universitari o il servizio civile o militare, o altri periodi previsti dal regolamento (ad esempio, se ne ricorrono le condizioni, formazione, specializzazione, periodi precontributivi). In ogni caso, indipendentemente dall’anzianità guadagnata – che potrebbe permettere di andare in pensione prima del tempo – i contributi pagati in più comportano un aumento della pensione futura. Ciò è tanto più vero per il riscatto da allineamento dei contributi, che ha esclusivamente quest’ultima finalità.
Se non ho un riscatto in corso, faccio ancora in tempo ad avere i benefici fiscali prima della fine dell’anno? La risposta è sì. All’Enpam infatti basta presentare una domanda di riscatto (si fa online nella propria area riservata) e si può subito versare un acconto.
Bisogna tenere presente che il riscatto può essere totale o parziale: anche se non si verserà il massimo possibile, tutto ciò che viene pagato verrà valorizzato nell’assegno futuro di pensione.
RISCATTO E VERSAMENTI AGGIUNTIVI
Gli stessi benefici fiscali possono essere ottenuti anche da chi ha già un riscatto in corso e lo sta pagando a rate. Se si è interessati a massimizzare lo sgravio, oltre alle normali rate si possono fare uno o più versamenti aggiuntivi, sempre ovviamente nei limiti del debito residuo.
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PREVIDENZA COMPLEMENTARE
La seconda possibilità per ridurre il proprio imponibile fiscale è data dall’adesione a una forma di previdenza complementare.
Tutte le somme versate entro la fine dell’anno al proprio fondo di previdenza complementare (per esempio FondoSanità) sono infatti deducibili dall’imponibile fino a un tetto di 5.164,57 euro.
Anche i versamenti per i familiari fiscalmente a carico, entro tale massimo, lo sono.
Ricordiamo inoltre che per i giovani medici fino a 35 anni l’iscrizione a FondoSanità è gratuita.
Inoltre, è prevista la possibilità di recuperare le somme non dedotte nei primi 5 anni per un periodo compreso tra il sesto e il venticinquesimo anno di partecipazione, un’opzione che permette l’ampliamento del tetto di deducibilità sopra menzionato.
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SANITÀ INTEGRATIVA
La terza strada per assottigliare la base imponibile è quella della sanità integrativa.
Lo scudo sanitario infatti protegge anche il reddito.
Chi sceglie uno o più tra i piani di SaluteMia, per sé o per i propri familiari, può beneficiare di una detrazione annuale del 19 per cento dei costi, fino a un tetto di circa 1.300 euro.
Il costo dell’adesione a questa forma di sanità integrativa, grazie alla gestione di una Società di mutuo soccorso, è assimilato ai contributi associativi che per legge possono essere sottratti alle imposte da pagare.
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IRPEF O IMPOSTA SOSTITUTIVA
Le considerazioni qui esposte sulla deducibilità e la detraibilità valgono per chi paga l’Irpef; per chi è invece soggetto all’imposta sostitutiva perché ha una partita iva con il regime forfettario, la legge non prevede detrazioni e restringe il campo delle spese che possono essere portate in deduzione.