L’evoluzione della diagnostica per immagini passa per le note delle canzoni dei quattro ragazzi di Liverpool. Un pezzo di storia che un radiologo all’Ospedale Koelliker di Torino non si è mai stancato di ricordare.
“Se dovete fare una Tac andateci magari fischiettando ‘Let it be’, perché è grazie anche ai Beatles se, come è il mio augurio, scoprirete di non avere nulla di grave”, era solito scherzare Enrico Richetta, medico e appassionato di musica da camera, scomparso venerdì scorso nel capoluogo Piemontese.
DAGLI STUDIOS AL NOBEL
Nel 2021, infatti, ricorre il 50esimo anniversario dell’entrata in servizio della tomografia assiale computerizzata, i cui principi fisici furono intuiti da Godfrey Hounsfield, ingegnere presso il laboratorio di ricerca della casa discografica inglese Emi. La stessa dove nei celebri studios londinesi di Abbey Road i Beatles iniziarono la loro carriera.
Per quanto brillante, tuttavia per essere messa in pratica, l’idea di Hounsfield necessitava di cospicui finanziamenti, che la Emi fu in grado di sostenere grazie agli introiti derivati dal celeberrimo quartetto. Lo stesso Paul Mac Cartney, inoltre, decise di investire nell’impresa una parte del suo patrimonio.
Tra molte difficoltà, il progetto culminò nell’installazione, nel 1971, della prima Tac sperimentale a uso medico, all’Atkinson Morley Hospital di Londra. È la data di una svolta fondamentale nella storia della diagnosi, in virtù della quale otto anni dopo ad Hounsfield venne assegnato il Nobel per la Medicina, unico ingegnere ad avere ricevuto tale riconoscimento.
In Italia, invece, la prima Tac sviluppata da Emi viene installata a Bologna nel 1974, all’Ospedale Bellaria.
IL RICORDO DEL RADIOLOGO
La figura di Enrico Richetta è stata commemorata dall’Unione Musicale di Torino in un necrologio pubblicato sulla stampa nazionale. La onlus ha ricordato come il radiologo fosse conosciuto anche per la profonda passione per la musica colta e abbia per anni “assicurato all’Associazione, con competenza e passione amatoriali, la conservazione storica della memoria delle esecuzioni concertistiche”.
Massimo Boccaletti