
(Foto: ©Gettyimages/AndreyPopov)
C’è un piccolo sollievo per i camici bianchi del settore pubblico che affrontano il lungo percorso a tappe che separa il momento del pensionamento e l’ottenimento del trattamento di fine servizio.
TASSAZIONE PIÙ LEGGERA
Il sistema, introdotto dal 1° gennaio 2019 con l’articolo 24 del decreto legge 4/2019, prevede un meccanismo di riduzione dell’aliquota fiscale – da 1,5 a 7,5 punti percentuali – sull’imponibile non eccedente i 50mila euro di ogni rata del Tfs. In termini pratici: più la liquidazione tarderà ad arrivare e meno sarà tassata.
Un sistema di cui finora si è parlato poco, che – è bene precisarlo – non si applica al Tfr, anche quello spettante ai dipendenti pubblici assunti a tempo indeterminato dal 2001 in poi.
I TEMPI BIBLICI DEL TFS
Le attuali disposizioni prevedono uno scaglionamento temporale per la corresponsione del trattamento di fine-servizio dei dipendenti pubblici. Infatti per chi accede a pensione di vecchiaia o limite ordinamentale, la prima rata del Tfs, di 50mila euro lordi, arriva dopo 12 mesi. Per coloro che accedono alla pensione anticipata o anticipata contributiva, il differimento è di 24 mesi.
Per quanti, invece, hanno scelto la strada ‘quota 100’, i termini di pagamento sono ancora più penalizzanti e decorrono dalla maturazione del primo diritto alla pensione. L’eventuale maggiore prestazione, rispetto ai primi 50mila euro, sarà erogata dopo altri 12 mesi per ulteriori 50mila euro e così in caso di una ulteriore parte restante, per la quale sarà necessario attendere un altro anno.
Claudio Testuzza