
(Foto: ©GettyImages/Tsikhan-Kuorevich)
Sono decine le società accreditate con il Servizio sanitario nazionale che si sono messe in regola dopo che l’Enpam ha diffidato le Asl a trasmettere i dati sul fatturato.
Una lunga battaglia che l’Enpam ha portato avanti in favore dei professionisti che lavorano per società accreditate e che si vedevano privati di una parte di versamenti dovuti dai loro datori di lavoro. Ora la è Fondazione impegnata a passare al setaccio cinque anni di fatturati (2015-2019) su cui le società sono state invitate a versare il 2 per cento destinato alla gestione previdenziale.
SERVE IL DURC
L’ultimo episodio della vicenda risale allo scorso settembre, quando l’Enpam ha inviato una circolare ribadendo alle Asl l’invito a trasmettere i dati di quella parte del fatturato prodotto dalle società accreditate grazie alle prestazioni specialistiche rese e rimborsate dal Ssn.
In precedenza, alcune aziende sanitarie si erano rifiutate di adempiere, appellandosi al ministero del Lavoro che tuttavia aveva confermato all’Enpam il mandato di sollecitare la collaborazione delle stesse, affinché queste trasmettessero i dati relativi ai fatturati dal 2015 al 2019.
Le Aziende sanitarie, aveva ribadito il ministero del Lavoro, sono tenute – sia in sede di stipula del contratto di accreditamento sia al momento della liquidazione delle fatture – a richiedere all’Enpam il rilascio del Durc che ne attesta il regolare adempimento degli obblighi contributivi.
La rinnovata collaborazione con le Asl ha così permesso alla Fondazione di individuare e sanzionare le strutture accreditate inadempienti, inducendole a regolarizzare la loro posizione.
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