Molte Casse di previdenza, se potessero, farebbero come l’Enpam. Lo scrive Repubblica a proposito della doppia operazione di dismissione immobiliare che la Fondazione ha portato a termine con successo tra aprile e maggio.
Si è trattato di una strategia vantaggiosa e giocata per tempo, che ha permesso all’Enpam di riqualificare il proprio portafoglio e tagliare le spese. A ribadirlo è la sezione Economia del quotidiano nazionale, che in un articolo a firma di Adriano Bonafede sottolinea come la Fondazione si sia trovata ad amministrare un patrimonio immobiliare accumulato tra gli anni Sessanta e l’inizio degli anni Novanta, prima che l’Ente venisse privatizzato nel 1995. Una quota importante di “mattone”, diventata via via più pesante in termini di spese.
Le due operazioni portate a termine su Milano, un mese fa, per 842 milioni di euro e la precedente su Roma, lo scorso aprile, per 813 milioni, hanno fruttato all’Enpam 426 milioni di plusvalenze, che saranno impiegati per le pensioni dei medici e degli odontoiatri.
“Con un doppio vantaggio: ha prodotto cassa, utile per effettuare altri investimenti, e ha realizzato notevoli risparmi, dato che fra spese di gestione, tasse e altri balzelli l’Enpam avrebbe speso 40 milioni all’anno soltanto per gli immobili ceduti ad Apollo (a Milano, ndr)”, scrive ancora Repubblica.
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Casse di previdenza e fondi pensione non ballano più con il mattone