Tra associazioni dei donatori, centri trasfusionali e autoemoteche c’è più che mai sete di camici bianchi.
Una crisi avvertita sia dalle realtà territoriali che dalle grandi associazioni nazionali, che parlano di un numero sempre minore di medici impegnati nelle attività di raccolta. Un’emergenza nell’emergenza, che sarebbe alla base di un effetto domino: la carenza di personale limita la capacità di raccolta e, nonostante la necessità di unità di sangue e plasma, impedisce di sfruttare appieno la disponibilità dei donatori per rifornire centri trasfusionali e reparti ospedalieri.
120-150 EURO A “USCITA”
Una delle segnalazioni dell’ultima ora, arrivata direttamente nella casella dell’Enpam, è di AdSpem-Donatori sangue. Dall’associazione con sede operativa al policlinico Umberto I di Roma spiegano di essere alla ricerca “di almeno due medici”, per attività di raccolta sangue nel territorio delle capitale e provincia. È possibile contattare AdSpem al numero 06/49976427 o per email info@adspem.org.
In tutta Italia, le sezioni locali delle associazioni dei donatori pubblicano periodicamente sui loro siti web annunci per reclutare personale sanitario. Nelle regioni in cui possono partecipare alla raccolta, le realtà associative cercano giovani camici che ancora non abbiano iniziato il corso di specializzazione, ma anche medici più esperti o che abbiano già raggiunto il traguardo della pensione. Gli incarichi offerti riguardano soprattutto le “uscite” con le autoemoteche per la raccolta in trasferta. Le giornate, in genere, cadono nel fine settimana e impegnano il personale per tutta la mattinata presso sedi istituzionali, istituti scolastici, parrocchie o aziende.
Il ruolo richiesto al camice bianco è principalmente quello di tenere un colloquio con l’aspirante donatore e farne l’anamnesi, dopo che questo ha compilato il questionario che precede la donazione, oltre a supervisionare le fasi di raccolta. Molte associazioni prevedono nel loro organico anche ruoli di coordinamento, come i direttori sanitari.
Il compenso, solitamente nell’ambito di un rapporto libero professionale, si aggira sui 120-150 euro lordi a “uscita”. Tra i requisiti, invece, è necessaria l’acquisizione di un attestato Bls, la frequenza di un corso Fad sulla raccolta del sangue e degli emocomponenti e avere acquisito l’attestato abilitativo rilasciato dai centri regionali del sangue.
EMERGENZA “CAPITALE”
“Nell’ultimo periodo la carenza si è fatta più pesante”, spiega al Giornale della previdenza Maurizio Rodi, ematologo e direttore sanitario di AdSpem.
Le difficoltà nel reperire personale si fa sentire dal 2012, “da quando, giustamente, il medico deve seguire un percorso di formazione. Da allora però – continua Rodi – per uno specializzando non è più possibile partecipare alle attività raccolta, nonostante il sangue sia un Lea”.
Ad aggravare la situazione si è sommata la pandemia da Covid-19, che ha richiesto l’impiego di molti camici bianchi per arginare l’emergenza e per partecipare alle operazioni di vaccinazione.
“ORGANICO SOTTO DI 300 MEDICI”
Il problema riguarda tutta la filiera del sistema trasfusionale italiano, spiegano dalla sede nazionale dell’Avis. Sono nel versante associativo, “manca la disponibilità di 300-350 medici”, è la stima che fa alla nostra testata Gianpietro Briola, chirurgo e presidente nazionale dell’associazione. “Un problema che da quest’anno sta diventando grave e incide sull’indice di donazione e autosufficienza delle regioni”, spiega ancora Briola a fronte di un’estate “nera”, segnata da un mese di giugno che ha registrato a livello nazionale -10 per cento di unità di sangue raccolte rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
La collaborazione nell’ambito della raccolta sangue “è un’esperienza formativa, perché il tema trasfusionale non viene granché approfondito nel corso dell’università”, commenta il presidente Avis. Indossare il camice per un’associazione impegnata nella raccolta sangue può quindi aiutare nello studio di materie come “l’ematologia, l’oncologia e ambiti come quello della patologia rigenerativa. Settori affascinanti – conclude Briola – che hanno un futuro e aprono grandi opportunità professionali”.
Antioco Fois