Sono un medico di Torino. Avendo ricevuto l’ultima edizione del Giornale, leggo con piacere dell’aumento dei fondi e della platea relativa ai servizi integrativi per la maternità. Purtroppo però mi trovo a dissentire su un punto.
In un mondo dove giustamente si guarda alla tutela delle mamme e del genere femminile in ambito lavorativo, sicuramente spesso penalizzato, non trovo corretto che un bonus come quello per il sostegno alla genitorialità per il primo anno di vita dei figli sia precluso ai padri, se non in casi ristrettissimi e/o drammatici.
Ora, considerando che paghiamo i contributi allo stesso modo, dottori e dottoresse, nelle stesse quantità, se capisco che il bonus maternità possa essere riservato alle donne in gravidanza, non concepisco sinceramente che i neo-papà vengano in questo caso discriminati.
Un figlio/a di pochi mesi in casa è faticoso da gestire sia per la mamma che per il papà lavoratore, e il sostegno alle spese sostenuto per nidi o baby sitter dovrebbe essere erogabile a prescindere dal sesso (e lo dico da genitore di due figlie, di cui una di pochi mesi).
A. Ruggieri
Gentile Collega,
penso che uno degli obiettivi imprescindibili sul piano culturale e sociale debba essere, piuttosto che la parità, l’indifferenza di genere. Essere uomo o donna dovrebbe essere come il colore degli occhi: irrilevante. Resta però un fatto che la maternità coincide per le donne con un periodo importante di discontinuità professionale che si protrae anche dopo l’arrivo del bebè.
Dati alla mano, infatti, dopo la maternità sono ancora molte le professioniste a uscire temporaneamente o addirittura definitivamente dal mondo del lavoro, con una riduzione drastica dell’attività e quindi del reddito nel primo anno di vita del bambino.
Sulla base di questi presupposti la Fondazione ha istituito il bonus bebè proprio per favorire il rientro delle colleghe al lavoro, sostenendo al contempo il reddito della famiglia.
Al momento dell’introduzione di questo sussidio dovevamo inoltre fare i conti con risorse limitate (il nostro budget per l’assistenza era bloccato, nonostante avessimo importanti risorse) per cui abbiamo previsto una corsia preferenziale per chi nei fatti era più vulnerabile.
Quest’anno dopo un lungo lavoro di interlocuzione con i ministeri vigilanti siamo riusciti a ottenere di poter impiegare risorse aggiuntive per la genitorialità attingendo anche una parte dei proventi del patrimonio (nel limite del 5% dei rendimenti).
Con una coperta più lunga potremmo pensare di intervenire sul criterio di questa tutela. La prospettiva è quella di spostare la destinazione del beneficio dalla madre al bambino, tutelando così tutti i genitori.
Alberto Oliveti
Presidente Fondazione Enpam