
A sinistra Dionisio Cumbà ministro della Sanità della Guinea-Bissau accanto al presidente Umaro Sissoco Embalò
Il nuovo ministro della Sanità della Guinea-Bissau è un medico nato e cresciuto in Veneto. Professionalmente, si intende, perché quando Dionisio Cumbà è arrivato in Italia, dentro la valigia aveva soltanto un sogno: vestire il camice.
Un obiettivo raggiunto con il sostegno delle comunità di Arino, frazione di Dolo, in provincia di Venezia, che l’ha aiutato a raggiungere la laurea in medicina a Padova e la specializzazione in Chirurgia pediatrica.
Una settimana fa il suo telefono ha squillato: vuoi fare il ministro?
“Ho accettato l’incarico solo a patto che potessi continuare a fare il medico, a operare i bambini, anche perché sono l’unico chirurgo pediatrico della Guinea Bissau”, spiega al Giornale della Previdenza il neo ministro in camice di uno dei Paesi più poveri dell’Africa.
L’ex colonia portoghese, democrazia fragile con due terzi degli abitanti di Roma e una guerra civile alle spalle, dove i bambini possono morire di appendicite, ha ora in agenda una rivoluzione del servizio sanitario.
“Bisogna lavorare sulla prevenzione, riprogrammare la sanità con un servizio più chiaro, capillare, che possa arrivare fino all’ultimo cittadino”, spiega il medico 49enne, che non ha dimenticato il Paese d’origine e il minuscolo Jugudul, a 60 chilometri dalla capitale. Il villaggio dal quale Cumbà è partito a 13 anni per studiare a Bissau, vendendo una gallina per comprarsi il biglietto dell’autobus.
UN PAESE SOLIDALE
L’arrivo in Italia nel 1991, grazie alla borsa di studio di alcune parrocchie e alla guida di padre Ermanno Battisti, missionario del Pontificio istituto delle missioni estere. Tre anni dopo arriva la laurea in Scienze infermieristiche a Verona, nel 2004 la laurea in Medicina e nel 2010 la specializzazione.
In mezzo c’è una storia di amicizia e solidarietà che non si è mai esaurita. “Ho conosciuto Rino Stocco, portinaio dell’ospedale di Dolo – spiega il medico – che ha mobilitato le famiglie, tutte persone semplici e generose, che mi hanno aiutato a trovare casa ad Arino e dato tutto quello che avevano fino a quando mi sono laureato. Senza di loro non ce l’avrei fatta”.
Quello che diventa un secondo padre gli regala un vecchio motorino, gli paga l’abbonamento dell’autobus. Ognuno fa quello che può, il macellaio gli regala la carne, un mobilificio gli arredi per la cucina. Dionisio con gli abitanti di Dolo parla il dialetto veneto, studia e lavora come Oss, poi arrivano i titoli accademici, le guardie mediche e turistiche.
Alla discussione della sua tesi l’aula è gremita di amici.
In corsia il dottor Cumbà trova anche l’amore, l’infermiera Laura Dante, che diventa sua moglie e madre dei suoi due figli.
“Il mio progetto era andare a Londra – spiega il ministro in camice bianco – ma prima volevo fare una breve vacanza in Guinea Bissau per salutare la mia famiglia. Una volta là mi sono trovato a operare una bambina. Ho eseguito una colonstomia in una clinica, tra muffa e scarafaggi, illuminando il campo con un cellulare. Ho capito che il mio posto era là”.
Da allora Cumbà lavora alla clinica di Bor, direttore della Chirurgia, dove opera bambini con ogni tipo di patologia.
“Da qui – spiega il medico – ho ‘contaminato’ tutti i miei professori, gli specialisti della Chirurgia pediatrica di Padova e dell’Università di Ferrara, che vengono per dare vita a commissioni mediche e congressi, con contributi anche da Spagna, Portogallo e Germania, per la formazione ai sanitari locali”.
Dal 2010 la vita del medico cresciuto in Veneto è divisa tra l’Africa occidentale e Piove di Sacco, in provincia di Padova, dov’è rimasta la moglie Laura con i figli e le decine di sostenitori della sua famiglia acquisita.
Ma la Guinea Bissau non è un Paese per camici bianchi, “un medico guadagna 400 euro al mese, un infermiere 100, non potrei chiedere a mia moglie di venire qua”, spiega.
LA CHIAMATA
“Il 18 aprile scorso ero a casa con la mia famiglia – racconta al telefono – e mi ha chiamato il primo ministro per chiedermi di entrare nel governo. Ho accettato, ma alla condizione di avere il tempo per operare i bambini, non mi devono consumare con la politica, seduto a una scrivania. Lunedì della scorsa settimana sono stato investito della carica e la sera di mercoledì ero in clinica per operare un bambino per un’ernia strozzata”.
Nel programma di governo del ministro c’è una sanità da rifondare e una nazione da vaccinare contro il Covid con il programma africano Covax.
“I contagi – commenta – non sono un numero altissimo, 3.700 casi di infezione e 70 morti, almeno quelli dichiarati. La priorità sono sanitari e over 50 e bisogna sbrigarsi per che le 32mila dosi che ci hanno donato scadranno il 29 luglio”.
L’orizzonte di Cumbà rimane l’Italia. “Voglio aprire una linea di collaborazione col servizio sanitario nazionale italiano e parallelamente fare formazione per i medici locali. Con l’Italia potremmo fare grandi cose”, aggiunge il neoministro mentre progetta un ponte, lunghissimo, tra i suoi due Paesi d’origine.
Antioco Fois