Avrei una osservazione critica (ma spero costruttiva) da fare sul Bonus Covid 19, di cui comunque ringrazio. Non sarebbe molto più corretto proporzionare il bonus a quanto dichiarato come reddito e versato alla cassa Enpam? E quindi all’effettiva riduzione del guadagno del professionista? Non pensate che con un bonus uguale per tutti si continui a promuove l’evasione fiscale?
Se avete, come avete, tutti i dati dei versamenti di contributi degli iscritti libero professionisti (come me), versamenti fatti in proporzione diretta di quanto fiscalmente dichiarato, perché riconoscete un bonus Covid-19 di 1000 euro a tutti, senza tener conto di quanto effettivamente dichiarato?
E non mi si provi a dire che sarebbe stato più complicato calcolare uno per uno! Basterebbe un fattore di conversione di un solo valore (quanto dichiarato/versato) per calcolare in automatico l’importo del bonus individuale.
Se, a parità di guadagni reali, qualcuno (solo qualcun? Purtroppo sappiamo che non è così) ha evitato di fatturare una certa quota di visite, ha quindi dichiarato meno, ha versato all’Enpam di meno, riceverà lo stesso bonus di chi, più onestamente di lui, ha fatturato tutto, ha dichiarato e ha tutto versato nella stessa cassa molto di più, vi sembra giusto?
Se c’era un’occasione per far pensare a chi evade che forse non sempre conviene era questa. Se c’era un’occasione per premiare chi fattura tutto, dichiara tutto e versa di più era questa. L’avete persa!
Ai miei occhi e di quelli che come me, resistendo al fatto che non è assolutamente “normale” tra i medici, fatturano sempre tutto, avete perso tutta la credibilità che vi riconoscevo. In attesa di una vostra eventuale risposta che mi convinca del contrario, invio (forse immeritati) distinti saluti.
Lettera firmata
Gentile Collega,
dispiace perdere tutta la credibilità in un colpo solo, proverò a spiegarti il razionale che sottende la nostra scelta.
È anche tenendo in considerazione l’obiezione che tu hai sollevato che abbiamo strutturato il bonus Enpam in questo modo.
Non abbiamo messo un limite di reddito, che avrebbe tagliato fuori appunto le persone più leali nei confronti del fisco, ma l’abbiamo dato indipendentemente dal fatturato. Il faro indicato dai ministeri – da cui dipendeva l’approvazione del nostro provvedimento – puntava invece verso un aiuto che andasse solo a chi guadagna poco e che dunque era in maggiore difficoltà. Dichiarare e pagare tutto, per poi non ricevere nulla, non sarebbe stato sicuramente piacevole.
Allo stesso tempo certamente avrebbe avuto una logica dare di più a chi ha versato di più. Ma bisognava trovare un equilibrio tenendo conto che la coperta era corta: il budget che potevamo mettere in campo era limitato e dovevamo rapidamente riuscire a garantire una cifra minima ai più deboli. Garantire mille euro al mese a chi supera appena la soglia per pagare la Quota B e 10mila euro mensili a chi dichiara molto, semplicemente, non era sostenibile (ammesso che i ministeri ci avessero consentito di farlo).
Tengo peraltro a sottolineare che tra gli scopi dell’Enpam non c’è quello di assicurare la cassa integrazione: infatti non si paga un contributo per questa. Cionostante la buona gestione finanziaria degli ultimi anni ha consentito di recuperare le risorse necessarie per finanziare quest’intervento, senza penalizzare le pensioni attuali e future.
Tornando alla tua critica, se per le ragioni spiegate non era possibile scaglionare l’importo del Bonus in base al fatturato, abbiamo comunque rapportato la somma alle scelte previdenziali fatte dagli iscritti: a chi paga con l’aliquota intera spettano 1000 euro, mentre chi ha scelto di accantonare di meno, inevitabilmente ha diritto a meno.
Abbiamo inoltre premiato la correttezza contributiva, assicurando il primo Bonus Enpam a chi – anche a costo di sacrifici – è sempre stato in regola; abbiamo poi salvaguardato anche chi si è trovato in difficoltà con i contributi, ma a patto di attivarsi per mettersi in regola.
Come ultima argomentazione, ma non meno importante, permettimi di ricordarti che i contributi previdenziali non sono tasse ma all’opposto garantiscono un vantaggio fiscale, essendo deducibili. Dai contributi previdenziali, che sono risparmi accantonati e valorizzati per il proprio futuro, dipende l’importo della pensione: chi versa poco, poco avrà.
Che ti devo dire? Alla fine ognuno trova una buona ragione per lamentarsi, infatti con questa nostra azione di assistenza abbiamo collezionato una vasta gamma di critiche.
Pensa un po’, io sono indignato che su mille euro, duecento vadano in tasse allo Stato, che ha già indebitamente tassato il patrimonio da cui provengono…
Alberto Oliveti
Presidente Fondazione Enpam