Arriva una telefonata, la persona all’altro capo della linea informa che c’è una raccomandata dall’Enpam con un accredito e bisogna ritirarla immediatamente all’ufficio postale, altrimenti il denaro andrà perduto. Ma non c’è alcuna raccomandata e l’Enpam non è coinvolto in alcun modo. Si tratta soltanto di un’esca per una truffa, architettata per raggirare la vittima di turno.
La segnalazione arriva da Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo, e non si tratterebbe di un caso isolato. La stessa vittima del tentato raggiro parla di più episodi, accaduti alle sue colleghe. E una vicenda analoga, segnalata al Giornale della Previdenza, ha riguardato una giovane pediatra di Frosinone, contattata sul telefono del proprio studio da una persona che, senza tirare in ballo l’Enpam, insisteva per il ritiro immediato di un (inesistente) assegno da riscuotere, che sarebbe scaduto in giornata. Inoltre, racconti di episodi simili sono comparsi sui social nelle scorse settimane.
IL RACCONTO DELLA TENTATA TRUFFA
“Hanno cercato di truffarmi dicendomi che l’Enpam tentava di mandarmi una raccomandata con un credito. Ma l’Enpam non c’entrava niente”, ha spiegato poi la dottoressa di Roseto degli Abruzzi in un messaggio audio registrato per mettere in guardia i propri colleghi.
La dinamica è raccontata dal medico finito nel mirino di una donna che si presenta come operatrice delle Poste. “Chiamano dicendo, in maniera molto credibile, – spiega la dottoressa – che l’Enpam ha mandato una raccomandata per un credito che ci spetta. Non danno troppe spiegazioni, perché ti mettono molta fretta, chiedendo di andare all’ufficio postale a ritirare questa lettera in giacenza, che starebbe per scadere”.
La truffatrice che ha contattato la dottoressa al telefono parla con accento locale e sa bene che la destinataria della chiamata è un medico. Un elemento che disorienta la dottoressa. “Sanno che siamo medici, – aggiunge la vittima del tentativo di truffa – ma si tratta di dati che ormai si possono reperire ovunque su Internet”.
La finta impiegata delle Poste appare credibile, e insiste per il ritiro immediato della raccomandata all’ufficio postale. “Ho iniziato ad insospettirmi sul serio – continua il racconto – quando ho trovato l’ufficio postale chiuso. Una possibilità di cui mi aveva accennato la donna al telefono, precisando però in quel caso avrei dovuto richiamarla al suo numero”.
Detto, fatto. La persona, ricontattata al telefono, continua a pressare: bisogna fare in fretta, altrimenti la pratica tornerà indietro e l’accredito andrà perduto. “A quel punto – spiega la dottoressa – mi ha chiesto di fare un’operazione allo sportello bancomat”.
La dottoressa si ferma qui, di fronte a tutte le anomalie di quella situazione: “Da quella richiesta ho capito che non c’era niente di buono in tutta la faccenda. Ho immaginato che mi chiedessero di utilizzare il mio conto per ricaricare una PostePay”.
Alla richiesta di spiegazioni, la finta operatrice postale esita e mette giù. Il telefono della truffatrice viene spento e alla dottoressa non rimane che rivolgersi alle forze dell’ordine per denunciare la tentata truffa. “Andrò a fare una denuncia, – commenta – anche se ho pochi riferimenti, tra cui il numero di telefono italiano dal quale mi hanno chiamato”. Il numero comparso sul telefonino della vittima, che segnaliamo per mettere in guardia i lettori, è il 350821642* (omettiamo l’ultima cifra).
“In breve: se vi chiamano dalle poste centrali – avvisa la vittima – e vi dicono una cosa del genere, sappiate che è una truffa. Ho scoperto che nell’ultimo mese hanno provato a truffare diverse colleghe. Sono talmente incalzanti e credibili che qualcuno ci potrebbe anche cascare”.
Antioco Fois