Le risorse economiche e finanziarie delle Casse di previdenza dei professionisti sono passate dai 55,7 miliardi di euro del 2011 a quasi 96 miliardi di euro del 2019, con un incremento solo nell’ultimo anno del 10 per cento. Su tutte l’Enpam, che ne detiene più di un quarto.
ENPAM IN PRIMA FILA
Tra il 2011 e il 2019, l’attivo totale delle Casse di previdenza a valori di mercato è salito da 55,7 a quasi 96 miliardi (95,983) di euro, aumentando nel periodo del 72,3 per cento. Lo rileva la Covip nel suo Quadro di sintesi sulle politiche di investimento degli enti previdenziali presentato a fine settembre, sottolineando che rispetto al 2018 quando l’attivo era a 87,016 miliardi l’aumento è stato del 10,31 per cento.
Le cinque Casse di dimensioni più grandi hanno il 73,8 per cento dell’attivo totale, in crescita rispetto al 68,6 per cento del 2011: all’Enpam fa capo il 26,1 per cento del totale (oltre 25 miliardi), mentre la Cassa forense ha il 15,9 dell’attivo totale (15,23 miliardi), Inarcassa ha il 12,9, la Cassa dottori commercialisti il 10,3 ed Enasarco l’8,6.
LE GRANDI TIRANO LA VOLATA
Nella media dell’intero periodo di osservazione condotto dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione, le prime quattro Casse di previdenza hanno mostrato tassi di crescita dell’attivo superiori a quello generale, variando dal 7,3 al 13,4 per cento su base annua. Nelle restanti Casse, l’incremento medio è stato inferiore, pari al 3,6 per cento.
A spiegare le diverse dimensioni dell’attivo – sottolinea la Covip – concorrono diversi fattori, quali ad esempio le differenze tra i saldi previdenziali che dipendono dai regimi contributivi e prestazionali, oltre che dalle caratteristiche reddituali e socio-demografiche delle diverse platee di riferimento delle casse di previdenza.
Nel 2019 il flusso complessivo dei contributi al netto delle prestazioni si è attestato a 3,3 miliardi con 10,7 miliardi di contributi incassati e prestazioni erogate per 7,4 miliardi. Ma se per i medici il saldo tra contributi e prestazioni è positivo per 995 milioni per l’Inpgi Ago c’è uno sbilancio negativo nel 2019 di 188 milioni.
Saldi positivi consistenti tra contributi e prestazioni si registrano per la Cassa forense (668 milioni) e per la Cassa dei dottori commercialisti (502 milioni), ma anche per l’Inarcassa (396). Ha un saldo negativo, insieme all’Istituto di previdenza dei giornalisti, la Cassa geometri con una differenza di 47 milioni tra contributi e prestazioni. Per i giornalisti a fronte di un rosso di 188 milioni tra contributi e prestazioni per la gestione Ago (assicurazione generale obbligatoria), c’è un saldo positivo di 44 milioni per la gestione separata.
MENO ‘MATTONE’ NEL PORTAFOGLI
Tra il 2015 e il 2019 l’evoluzione delle quote delle singole classi di attivo sul totale delle casse di previdenza privatizzate (quasi 96 miliardi a fine 2019) mostra la riduzione degli investimenti immobiliari, la diminuzione dei titoli di Stato e l’aumento degli Oicr (Organismi di investimento collettivo del risparmio).
Gli investimenti immobiliari, comprensivi anche delle quote di fondi immobiliari, sono passati dal 24,5 per cento del 2015 al 20,8 per cento del 2019 ancorché, in valore assoluto, il totale complessivo resti rilevante (20 miliardi di euro rispetto ai 18,5 per cento del 2015).
Diminuisce la quota dei titoli di Stato, passando dal 18,4 per cento del 2015 al 15,8 per cento del 2019; scende anche la quota degli altri titoli di debito dal 7,9 per cento al 5,6 per cento.
Aumentano in modo rilevante – segnala la Covip – le quote di Oicr che, considerate al netto dei fondi immobiliari, salgono dal 21,6 per cento del 2015 al 33,6 per cento del 2019. Diminuisce infine la quota dei titoli di capitale, dal 10,1 per cento del 2015 all’8,4 per cento del 2019.
(Ansa)