Gentile Enpam, vi avevo già contattato in merito alla morte del mio papà, medico di base in provincia di Cremona, per Covid-19.
Prendendo parte a diversi gruppi di medici convenzionati e non, ho visto, come immaginavo, che il tema “infortunio/morte” sul lavoro da Covid è ampiamente caro e discusso.
In molti hanno appoggiato e divulgato la mia lettera di supporto.
Non so nemmeno se mai leggerete queste parole però, per onorare al meglio mio padre, ci tenevo a dirvi che non sono a speculare sulla sua morte, io chiedo solo giustizia e onestà.
Immagino che anche per Voi sia un periodo di caos e dolore.
La mia mamma è in contatto con i vostri uffici che la stanno seguendo per le pratiche pensionistiche molto scrupolosamente ed emotivamente coinvolti visto il periodo.
In un mondo utopistico vorrei che le mie parole arrivassero più al cuore, capendo le motivazioni che mi spingono a lottare.
Il mio papà è morto perché ha visitato persone infette, non siamo fatalisti, diversamente non sarebbe morto. Riconosciamogli la morte sul lavoro, facciamo qualcosa per rendere onore a questi medici non solo con tante parole.
Su, attualmente, 130 medici morti 50 sono medici di medicina generale e tanti altri odontoiatri che non hanno Inail.
Quindi la maggior parte, potete constatare sono quelli che operavano al di fuori di strutture ospedaliere.
Perché lasciarli soli e lasciar sole le loro famiglie?
Sempre in mondo utopistico mi piacerebbe fossimo uniti in questa lotta. È un momento di grande sconforto, molta gente ha perso il lavoro, altra gente vede morire i priori cari, è giusto che ognuno si aggrappi a quello che può per andare avanti.
Questa è la mia battaglia, quella del mio papà. Per cercare di tenerlo in vita.
Gloria Bertolasi
Cara Gloria,
ti abbraccio con il pensiero, come medico e come padre.
Sono d’accordo con te. Dobbiamo lavorare ancora per dare il massimo supporto possibile ai colleghi impegnati nell’emergenza e ai familiari di quelli che abbiamo tragicamente perso. È una questione aperta e in continua evoluzione su cui l’Enpam si sta muovendo su più fronti.
Insieme alla Federazione nazionale degli Ordini, alla Fimmg (Federazione Italiana dei mmg), all’Inail abbiamo di recente costituito un gruppo di lavoro che studierà come rafforzare le tutele e valuterà la possibilità di estendere ai liberi professionisti e ai convenzionati con il Ssn la copertura assicurativa dell’Inail per malattie professionali e morte.
Internamente alla Fondazione stiamo valutando di poter garantire ai familiari degli iscritti deceduti per Covid-19 una pensione più elevata.
La pensione indiretta dell’Enpam è già una prestazione che si incardina su un vincolo solidaristico molto forte perché per averne diritto non sono richiesti requisiti minimi di anzianità del medico deceduto. È la Fondazione infatti che assicura un bonus aggiuntivo con gli anni che mancano per arrivare all’età pensionabile fino a un massimo di dieci anni.
Per i colleghi caduti nel corso dell’epidemia stiamo valutando di incrementare ulteriormente questo bonus di anzianità.
Il lavoro da parte nostra prosegue a ritmo serrato com’è giusto che sia.
Il sacrificio di così tanti colleghi non può rimanere senza risposte.
Alberto Oliveti
Presidente Fondazione Enpam